1. La Piazza della Santissima Trinità
2. Lato meridionale
3. La statua di Santo Stefano
4. Lo stemma di Mattia Corvino
5. La navata centrale
6. L’abside
7. Il nartece
8. La Cappella di Loreto
9. La Cappella di Sant’Emerico
10. La Cappella della Santissima Trinità
11. La Cappella di San Ladislao (László)
12. Cappella di Santo Stefano
13. Oratorio Reale
14. La cappella dei Cavalieri di Malta
15. La Porta Mariana
4. Lo stemma di Mattia Corvino
5. La navata centrale
6. L’abside
7. Il nartece
8. La Cappella di Loreto
9. La Cappella di Sant’Emerico
10. La Cappella della Santissima Trinità
11. La Cappella di San Ladislao (László)
12. Cappella di Santo Stefano
15. La Porta Mariana
13. Oratorio Reale
14. La cappella dei Cavalieri di Malta
Gentili visitatori! Vidiamo il benvenuto davanti a uno degli edifici più famosi dell’Ungheria, la Chiesa di Nostra Signora del Castello di Buda o, come tutti la conoscono, la Chiesa di Mattia. Questo complesso e duplice nome ci dice già da solo molto sull’avventurosa storia di questo edificio vecchio di quasi ottocento anni. Innanzitutto, vediamo cosa ci dicono i nomi stessi.
L’odierna Budapest era un tempo due città separate sulle due sponde del Danubio. Sulla sponda di qua si trovava Buda, l’antica sede reale, mentre sulla riva opposta c’era Pest. In origine Buda si trovava in una pianura, ma quando le orde mongole invasero l’Europa nel ’200, la città fu saccheggiata insieme a molte altre città ungheresi. Dopo la liberazione del Paese, il re Béla IV decise di fondare una nuova città su una collina rocciosa ben difendibile. Questo divenne il Castello di Buda o Montecastello, dove ci troviamo oggi.
Per questo motivo chiamiamo ancora la nostra chiesa „del Castello di Buda”.
Infatti, come in ogni città, anche a Buda sono state costruite delle chiese. E le chiese cattoliche hanno sempre un santo patrono. La nostra è dedicata alla Vergine Maria, la madre di Gesù. È chiamata, nell’antica parola ungherese, Nagyboldogasszony, la Magna Signora Beata.
Il termine chiesa parrocchiale si riferisce, tra l’altro, al fatto che questa chiesa non è stata costruita per i monaci o per l’uso personale dei sovrani, ma per la gente che viveva qui. Oggi la Chiesa di Mattia non è solo un’attrazione turistica: serve soprattutto i fedeli della zona.
Ecco il significato del nome della chiesa parrocchiale della Nostra Signora Assunta del Castello di Buda. Perché tutti la conoscono come Chiesa di Mattia?
La chiesa originale, dedicata alla Madonna, costruita nel 1240, è cambiata molto nel corso dei secoli. Una delle principali modifiche potrebbe essere stata il crollo della torre meridionale durante una messa nel 1384. L’intera chiesa fu quindi ampiamente ricostruita e la nuova torre fu completata solo quasi un secolo dopo, nel 1470. In quel periodo regnava in Ungheria ormai Mattia Corvino. Fu uno dei sovrani più amati d’Ungheria e il suo nome è ancora ricordato in molti racconti e leggende. Quando la torre fu terminata, il re vi fece apporre il suo stemma. È da questo stemma che la Torre Mattia prese il nome, e in seguito la stessa prese il nome dalla torre. Oggi sull’edificio è rimasta solo una copia dello stemma, ma vedremo tra non molto l’originale all’interno.
La Torre Mattia ha visto molte cose nel corso dei secoli. Quando l’Impero Ottomano conquistò l’Ungheria, la chiesa fu trasformata in moschea, con un minareto da cui il muezzin intonava la chiamata alla preghiera. Un tempo era la torre dell’orologio della città, che indicava l’ora agli abitanti di Buda, e poiché era il punto più alto del castello, fungeva anche da torre del fuoco: fino al 1911, una guardia del fuoco sorvegliava la pace della città da qui giorno e notte.
Naturalmente, la funzione più importante di un campanile è quella di ospitare le campane. La torre della Chiesa di Mattia ne ospita sei. La più antica è la Campana della Trinità, che ha più di 300 anni: fu fusa nel 1723 a Buda. La più grande è la Campana di Cristo, che pesa quasi quattro tonnellate e mezzo e misura due metri di diametro.
Dalla torre si offre una splendida vista su Budapest, che potrete ammirare di persona acquistando un biglietto e salendo in cima alla piattaforma di osservazione alta 47 metri.
Mentre la torre più grande commemora Mattia Corvino, quella più piccola ricorda l’epoca di Béla IV, il re fondatore della chiesa. È chiamata perciò Torre Béla.
Tra le due torri è visibile il rosone, una forma tipica dell’architettura della chiesa medievale. Per secoli è stato nascosto alla gente della strada da un muro, e solo durante la ricostruzione le sue tracce sono state ritrovate alla fine dell’Ottocento e quindi è stato ricostruito nella sua bellezza originale.
Prima di proseguire, vale la pena di osservare da vicino la decorazione della porta principale. Sebbene la maggior parte degli intagli della facciata non sia più originale, vi sono alcuni elementi in pietra molto antichi, risalenti al Duecento.
Sopra l’ingresso è raffigurata la Vergine Maria con il bambino Gesù. La Santa Corona sul suo capo e l’iscrizione sotto di lei ci ricordano che è la patrona non solo della nostra chiesa, ma di tutta l’Ungheria.
La chiesa fu il luogo di molti eventi importanti nella vita del re Mattia Corvino, tra cui entrambi i suoi matrimoni. Sposò Caterina di Podjebrad nel 1463 e, dopo la morte di lei, nel 1476, Beatrice d’Aragona. La tradizione vuole che entrambe le spose siano entrate nella cerimonia attraverso la porta più piccola, più vicina al Danubio. Ancora oggi, questa porta è chiamata la Porta delle Spose.
In cima alla torretta delle scale adiacente possiamo scorgere un corvo con un anello d’oro nel becco. Si tratta dell’animale araldico della famiglia di Mattia, la famiglia dei Corvini, che fu collocato qui alla fine dell’Ottocento, in onore del grande re.
Poco più di mezzo secolo dopo la morte di Mattia, i turchi conquistarono Buda. La chiesa della Nostra Signora Assunta fu quindi utilizzata come moschea per quasi un secolo e mezzo. Dopo la riconquista del castello essa fu affidata ai gesuiti, che vi aggiunsero un edificio a destra e uno a sinistra. Uno era un seminario, l’altro un dormitorio. Da quel momento in poi non fu più possibile passeggiare intorno alla Chiesa di Mattia.
Sebbene l’ordine dei gesuiti sia stato in seguito abolito, la casa vicina addossata alle due chiese e la facciata principale poco caratteristica rimasero fino alla fine dell’Ottocento. Fu allora che si decise di ristrutturare l’antico edificio. Uno dei primi passi fu quello di rimuovere tutte le parti della chiesa aggiunte dopo il Medioevo.
I lavori iniziarono nel 1873 sotto la direzione dell’architetto Frigyes Schulek e furono ufficialmente completati 23 anni dopo, quando la chiesa fu riconsacrata. Nel 1896 ricorreva il millennio della conquista del paese da parte degli ungheresi, celebrato con festeggiamenti in tutto il Paese e con l’inaugurazione di diversi nuovi edifici, tra cui la consacrazione della Chiesa di Mattia. Certi lavori minori erano però ancora in corso all’inizio del Novecento.
Sebbene si parli di ristrutturazione, in questi anni è nato un edificio quasi completamente nuovo. Schulek ha voluto ritrasformare la Chiesa di Mattia in un capolavoro del gotico tardo medievale, perfetto in ogni suo elemento. Alcuni elementi trovati durante le sue ricerche sulle pareti sono stati ricostruiti in modo fedele. Laddove non aveva nulla su cui basarsi, ha usato la sua creatività e, naturalmente, la sua vasta conoscenza dell’architettura gotica. La sua immaginazione era così libera che ha persino elaborato i progetti per una Chiesa di Mattia simmetrica, con due torri!
Oggi può sembrare sorprendente che Schulek abbia trattato in questo modo un monumento così importante e antico, ma all’epoca l’architettura era basata su una concezione di fondo molto diversa. Era un grande passo avanti rispetto all’approccio dei secoli precedenti che si preferiva creare un edificio che non sembrasse nuovo, ma che mostrasse i valori del passato. Non si trattava di un fenomeno unico nell’Europa dell’epoca. Fu anche il momento in cui la cattedrale di Colonia ricevette la sua forma definitiva, in cui la facciata quasi spoglia della cattedrale di Firenze fu rivestita e in cui la cattedrale gotica di Barcellona ricevette le sue spettacolari torri. Il lavoro di Frigyes Schulek è giustamente tenuto in grande considerazione dai posteri, ed è grazie a lui che la Chiesa di Mattia è un’opera di spicco del gotico ungherese e anche del periodo del neogotico che lo ha fatto rivivere.
Il sito seguente potremo riconoscere alcuni elementi di questo stile.
Se volete conoscere l’architettura gotica, potete studiarne quasi tutti gli elementi nella Chiesa di Mattia. Una delle sue caratteristiche più importanti è che tutto è a punta e slanciato verso l’alto. Un’altra è che le facciate sono ricoperte di ornamenti in pietra finemente scolpiti.
Nell’Alto Medioevo le chiese avevano piccole aperture a forma di monofora, ma all’epoca della costruzione della Chiesa di Mattia, enormi finestre a sesto acuto lasciavano entrare la luce all’interno. Le superfici murarie più aggraziate, tuttavia, dovevano essere sostenute da robusti contrafforti per mantenerle stabili. Tali contrafforti sono visibili accanto a quasi tutte le finestre, soprattutto nella parte dell’abside che si affaccia sul Bastione dei Pescatori.
Alla sommità dei contrafforti si trovano delle piccole torrette, dette guglie. In origine erano state costruite per rendere i contrafforti ancora più pesanti e quindi più resistenti, ma ben presto sono diventate elementi decorativi a sé stanti. Lo stesso vale per le sporgenze orizzontali, le gargolle dette anche doccioni. La loro funzione era quella di evitare che la pioggia che si raccoglieva sul tetto gocciolasse lungo la facciata, bagnando le pareti. Nella Chiesa di Mattia, ora sono più che altro elementi decorativi.
L’architettura gotica era particolarmente caratterizzata da doccioni a forma di animali o mostri. Si possono vedere, ad esempio, nella parte superiore della grande Torre Mattia, sia sopra che sotto il livello del balcone. O anche qui, sulla torre delle scale, con in cima il corvo, di fronte a noi.
Vale la pena di osservare anche la guglia metallica dietro la torre delle scale. In ungherese questo tipo di guglie si chiama „torre degli ussari”. Essa non ha una base a terra o su un solido muro di pietra, motivo per cui non è mai stata realizzata in pietra, ma in qualche materiale leggero per non rompere il tetto. Alcune erano fatte di legno, nel caso della Chiesa di Mattia di rame.
Però non è solo la „torre degli ussari” ad essere interessante, bensì anche il tetto stesso su cui sta a cavallo!
Sebbene Frigyes Schulek abbia cercato di creare una chiesa dall’aspetto medievale in ogni suo elemento, in alcuni punti utilizzò anche le più recenti conquiste tecniche dell’epoca. Era un buon amico di Vilmos Zsolnay, proprietario della fabbrica di porcellana di Pécs, che sviluppò un nuovo materiale, la pirogranite, proprio nel periodo della ricostruzione della chiesa, alla fine degli anni 1880. Si tratta di una ceramica speciale per la decorazione degli edifici, resistente al freddo, al calore, persino all’inquinamento atmosferico e alle piogge acide. Schulek aveva fiducia nella nuova invenzione e la Chiesa di Mattia fu uno dei primi edifici su cui sia stata applicata. È il materiale utilizzato per il bellissimo tetto variopinto e per la statua di Maria sulla porta principale.
Ben presto fu chiaro che la pirogranite era un materiale affidabile, resistente anche all’esterno, e nei decenni successivi fu utilizzata in molti edifici ungheresi, dal Parlamento al Museo delle Arti Applicate.
La fabbrica Zsolnay è ancora oggi in funzione. Tanto che, in occasione della ristrutturazione del tetto, ha prodotto i nuovi elementi necessari per sostituire i pezzi rotti. Durante la nostra visita, potremo presto osservare da vicino queste vecchie tegole, che sono state rimosse dal tetto, nella nostra mostra. Anzi, è possibile acquistarne qualcuna per sostenere la manutenzione della chiesa.
Frigyes Schulek ha creato un’opera d’arte pittoresca, componendo perfettamente non solo la chiesa ma anche i suoi dintorni. Dopo aver completato la Chiesa di Mattia, egli trasformò il semplice bastione medievale dei pescatori adiacente ad essa in una terrazza panoramica a due piani in stile neoromanico. I lavori furono completati nel 1905 e nel 1906 fu eretta la statua equestre di Re Stefano, opera di Alajos Stróbl. Anche il suo piedistallo fu progettato da Frigyes Schulek, in linea con l’atmosfera medievale dei dintorni.
La tradizione vuole che la Chiesa di Mattia sia stata fondata dal nostro primo re, Santo Stefano, e questo è ricordato nel rilievo sul retro del piedistallo. L’immagine mostra un architetto dalla barba lunga che presenta al monarca un modello dell’edificio. Alajos Stróbl ha preso come modello l’architetto Frigyes Schulek. Ma ha rappresentato anche se stesso nell’altorilievo: lui sarebbe la figura dalla testa barbuta che sbircia sopra la spalla del frate che tiene la vanga.
Infatti, la maggior parte delle figure raffigurate sul basamento sono state modellate dallo scultore sui suoi contemporanei. Il personaggio più caratteristico è probabilmente la figura di Ferenc Liszt, che regge la doppia croce sul rilievo della scena dell’incoronazione. Vale la pena ricordarlo perché non solo Ferenc Liszt, ma anche l’atto dell’incoronazione sono strettamente legati alla Chiesa di Mattia.
La statua raffigura Santo Stefano con in testa la Sacra Corona Ungherese, come Maria sul rilievo della porta principale. Questa corona è per molti versi una reliquia speciale, diversa dalle normali corone reali.
In primo luogo, perché il re poteva indossarlo solo un giorno, quello dell’incoronazione. Altrimenti, i distintivi dell’incoronazione venivano tenuti sotto chiave. Qui, nella Chiesa di Mattia, due monarchi sono stati incoronati re ungheresi con questo distintivo: Francesco Giuseppe nel 1867 e Beato Carlo IV nel 1916.
Ma questa corona è speciale anche nel senso che era l’unica con cui si poteva incoronare qualcuno come re ungherese. Se qualcuno cercava di usare un’altra corona, non veniva accettato. Questo fu il caso di Carlo Roberto d’Angiò nel 1309, che cercò di farsi incoronare proprio qui nell’odierna Chiesa di Mattia, ma senza successo: non essendo stata adoperata la Sacra Corona d’Ungheria, la cerimonia non era considerata valida. Solo un anno dopo poté diventare veramente re ungherese, quando gli fu posta in testa la corona appropriata.
Entriamo ora nella chiesa, dove vedremo molte altre raffigurazioni della Sacra Corona. Dopo aver convalidato il biglietto, entriamo dalla Porta Mariana, passando sotto un bellissimo bassorilievo. Ora lo vediamo solo di sfuggita, ma potremo osservarlo meglio all’uscita.
Entrando nella chiesa, siamo accolti da una vecchia conoscenza sulla parete sinistra: lo stemma di Mattia Corvino. È questo che originalmente fu fatto posto sulla torre dal re, ed è il motivo per cui oggi chiamiamo l’edificio Chiesa di Mattia. Ne abbiamo già visto una copia all’esterno, e questo è l’originale, che Frigyes Schulek volle esporre in un luogo nuovo e più riparato dopo la grande ricostruzione. In realtà, il bassorilievo si trova anche ora sulla Torre di Mattia, sul lato interno.
Al centro si trova un corvo, l’animale araldico della famiglia di Mátyás, la famiglia dei Corvini. Uno dei campi inferiori mostra tre teste di leone, l’altro un leone bicaudato rampante. Il primo rappresenta la Dalmazia e il secondo la Boemia, che facevano parte del suo impero. In alto, il campo con le barre e quello con la croce apostolica si riferiscono agli antichi re della dinastia di Árpád: gli stessi simboli si trovano pure nel moderno stemma dell’Ungheria.
Sopra lo stemma è rilevata la Sacra Corona d’Ungheria, ma ha un aspetto molto diverso rispetto allo stemma ungherese di oggi… Non c’è da stupirsi. Poiché la corona veniva portata in testa dal re solo nel giorno della sua incoronazione, pochissime persone hanno avuto la possibilità di conoscerne esattamente l’aspetto. La maggior parte degli artisti si affidava alla propria immaginazione e alle immagini preparate da altri, così per molto tempo la reliquia è stata raffigurata in modo simile.
L’iscrizione dell’anno sopra la corona può risultare insolita per le persone di oggi, in quanto non si riesce a leggere subito in quale anno è stata completata la costruzione della Torre Mattia. L’1 e lo 0 sono facilmente riconoscibili. Il sette è un po’ inclinato, ma non è cambiato molto nel corso dei secoli, mentre il quattro sembra essere un’immagine speculare della cifra attuale. Quando la torre fu inaugurata nel 1470, i numeri arabi erano utilizzati in Ungheria solo da uno o due decenni.
Lo stemma è incorniciato dalla finestra stilizzata della Torre Mattia. Sopra la finestra c’è il ritratto del re e accanto ad essa due soldati del suo leggendario esercito mercenario, l’Armata Nera. Questi sono stati dipinti da Bertalan Székely. Lui e Károly Lotz erano responsabili della pittura dell’interno della della chiesa, la maggior parte delle pitture murali della chiesa sono opera loro e hanno anche progettato gran parte delle vetrate.
Quando siamo entrati nella chiesa, siamo sicuramente rimasti colpiti dal fatto che non c’è nemmeno solo centimetro quadrato di superficie „vuota”: ogni dettaglio delle pareti è ricoperto da pitture decorative. Purtroppo non sappiamo come fosse dipinto l’interno della chiesa nel Medioevo, quindi quando l’edificio è stato ristrutturato alla fine del 1800, si è cercato di decorarlo con disegni d’epoca. In questo sono stati aiutati da alcune decorazioni murali ritrovate, che hanno integrato con disegni medievali usati in Europa occidentale, con quelli ispirati all’arte popolare ungherese, con elementi orientali, e anche con disegni Art Nouveau in linea con la moda dell’epoca. Sopra lo stemma di Mattia Corvino e la porta d’ingresso, ad esempio, si possono scoprire motivi celtici ed elementi decorativi indiani. Sotto lo stemma, invece, compare il corvo stilizzato che rimanda ai Corvini.
Alla base del muro che reca lo stemma c’è una piccola vasca di pietra all’angolo, proprio come sulla colonna di fronte. Si tratta di vasche per l’acqua santa. Quando noi cattolici entriamo in una chiesa, immergiamo la punta del dito nell’acqua santa, ci facciamo il segno della croce e ci inginocchiamo verso l’altare. Se vi sentite di farlo, fate pure voi così e poi entriamo!
Eccoci qui, nell’asse centrale della chiesa, con l’abside davanti e la porta principale dietro di noi, la quale abbiamo già visto dall’esterno. Questa è la cosiddetta navata centrale, dove i fedeli assistono alla messa. A destra e a sinistra ci sono file di banchi, un fatto che oggi diamo per scontato, anche se non è sempre stato così. Nelle chiese medievali non c’erano banchi nella navata centrale. I fedeli stavano in piedi o in ginocchio durante la Messa, a volte spostandosi o girandosi dove la liturgia lo richiedeva. Gli altari laterali e le cappelle, che vedremo in dettaglio tra poco, svolgevano un ruolo importante in questo senso.
Sulle colonne che reggono il soffitto si vedono delle bandiere. Erano decorazioni per le celebrazioni del Millennio della Patria nel 1896, quando gli ungheresi festeggiarono il millesimo anniversario del loro arrivo nel Bacino dei Carpazi. Le bandiere simboleggiavano le diverse contee del Regno d’Ungheria. Quelle che vedete qui esposte, sono copie delle originali.
Gli ex territori del Regno d’Ungheria sono rappresentati non solo dalle bandiere della chiesa: quando ci giriamo, vediamo i loro stemmi sotto il coro. Ci sono però anche altri stemmi, come quello di Budapest. È il quarto scudo da destra: il castello inferiore simboleggia Buda, quello superiore Pest e il nastro tra i due è il Danubio. All’epoca della grande ricostruzione, alla fine dell’Ottocento, il patrono civile della Chiesa di Mattia era la città capitale, il che significa in parole povere, che era la proprietaria dell’edificio stesso. Per questo motivo, lo stemma di Budapest è presente in diversi punti della chiesa.
Se guardate a destra, vedrete tre grandi finestre attraverso le quali, se siete fortunati e il sole splende, la luce entra nella chiesa. Le navate delle chiese medievali avevano grandi finestre ornate solo sul lato meridionale, quasi mai su quello settentrionale.
Le bellissime vetrate sono state completate in occasione della ristrutturazione alla fine del ’800 e fortunatamente sono sopravvissute alle devastazioni della seconda guerra mondiale. Durante il primo bombardamento di Budapest, la pressione dell’aria mandò in frantumi le vetrate della vicina chiesa di Budapest-Városmajor. Quando Béla Kátay, il parroco di allora della Chiesa di Mattia ne venne a conoscenza, fece trasportare le vetrate colorate in un luogo sicuro. Così, sebbene la chiesa sia stata colpita più volte in seguito durante i combattimenti, possiamo ammirare ancora oggi le finestre originali.
Vediamo quindi cosa rappresentano!
In realtà, tutti e tre sono dei „fumetti” che, stranamente, vanno letti dal basso verso l’alto, da sinistra a destra. Quello al centro parla della vita della Vergine Maria, quello a sinistra di Santa Margherita e quello a destra di Santa Elisabetta. Una piccola curiosità: entrambe le sante principesse ungheresi erano imparentate con re Béla IV, il fondatore della chiesa della Nostra Signora Assunta: Elisabetta era sua sorella e Margherita sua figlia.
Il primo quadro di ogni storia – in basso a sinistra – mostra la nascita della data santa e l’ultimo – in alto a destra – la sua glorificazione: Santa Margherita e la Vergine Maria che salgono al cielo e Santa Elisabetta che viene sollevata dalla sua tomba.
I progettisti sono stati abili nel gestire lo spazio a disposizione: sebbene la finestra che raffigura la vita di Santa Margherita sia più piccola delle altre – si trova proprio sopra la Porta delle Spose – presenta comunque una storia di 12 immagini allo stesso modo di quelle più grandi.
Vale la pena di dare un’occhiata anche alla fascia inferiore delle tre vetrate. Sulla vetrata della Madonna si trovano gli stemmi dei sovrani medievali che hanno contribuito alla costruzione della chiesa: quelli di Béla IV, Luigi il Grande d’Angiò, Sigismondo di Lussemburgo e naturalmente Mattia Corvino. Nella parte inferiore della finestra di Elisabetta si trovano le figure della ricostruzione della fine dell’Ottocento: al centro gli stemmi di re Francesco Giuseppe I e della regina Elisabetta e ai lati gli stemmi dell’Ungheria e di Budapest.
Nella navata centrale della Chiesa di Mattia, quasi tutte le pitture murali raffigurano la nostra patrona, la Vergine Maria. Se guardiamo indietro verso il punto di ingresso della chiesa, vediamo delle immagini circolari sopra la porta e lo stemma di Mattia Corvino, con delle iscrizioni tra di esse. Anche sull’altro lato della tribuna del coro si trovano pitture murali simili. Si tratta dei versi e delle rappresentazioni pittoriche dei misteri di una preghiera mariana, il Rosario.
Allo stesso modo, possiamo leggere il testo di un’altra preghiea mariana sulle sezioni di parete tra le finestre, anch’esse illustrate da dipinti murali. L’aspetto interessante è che la Vergine Maria qui non appare direttamente, ma come immagine in un quadro. Infatti, Bertalan Székely ha raffigurato qui un dipinto realmente esistente: una famosa icona ungherese, la Madonna miracolosa del santuario di Máriapócs.
Le immagini più grandi e spettacolari si trovano sulla parete opposta alle finestre, la parete nord. Anche queste sono legate a Maria, ma la mostrano come difensore dell’Ungheria. A sinistra e al centro, due re ungheresi, Santo Stefano e Luigi il Grande d’Angiò sono assistiti dalla Vergine Maria. Dal nostro punto di vista, tuttavia, il terzo quadro è il più interessante, poiché raffigura una leggenda legata alla Chiesa di Mattia. Quando i turchi occuparono il castello di Buda nel 1541, distrussero tutte le statue e le immagini raffiguranti persone umane. Ma la tradizione vuole che una statua della Madonna sia riuscita a sfuggire alla loro furia. Un secolo e mezzo dopo, quando gli eserciti cristiani iniziarono l’assedio di Buda, i primi colpi di cannone fecero cadere la muratura che copriva la statua. L’apparizione della figura della Madonna provocò grande scalpore tra i difensori turchi del castello, che infatti non riuscirono a tenerlo a lungo.
Possiamo notare che non solo in questo quadro, ma anche negli altri due Károly Lotz ha raffigurato la Vergine Maria similmente, in maniera quasi scultorea. Notiamo come la Madonna appare in questi dipinti, ci incontreremo di nuovo in questa rappresentazione!
Davanti a noi c’è la parte più importante della chiesa, il presbiterio o l’abside. È qui che si svolgono le liturgie. Ogni edificio ecclesiastico, per quanto bello o grande, è in realtà solo un’estensione di questo spazio. Nel secolare abside della Chiesa di Mattia possiamo osservare molti dettagli che cercheremmo invano nelle chiese costruite oggi.
Innanzitutto, questo abside è ancora rivolto verso est, come avviene in tutte le chiese medievali. Sebbene oggi l’unica chiesa cattolica funzionante nel Castello di Buda sia la Chiesa di Mattia, tutte le altre rovine o i resti delle chiese sono rivolti a est, verso il Danubio.
Nel santuario si trova un bellissimo altare neogotico, anch’esso progettato dall’architetto della chiesa, Frigyes Schulek. Raffigura la Vergine Maria, patrona della nostra chiesa, e alcune scene della sua vita.
Sopra la testa della Vergine Maria, appare di nuovo la Sacra Corona d’Ungheria, questa volta riprodotta secondo la sua vera immagine. La tradizione vuole che la Sacra Corona sia stata inviata dal Papa al re Stefano nell’anno 1000. Per commemorarla, nel 2000 alcuni pellegrini portarono una copia della corona al Papa di allora, San Giovanni Paolo II, che la benedisse. Quando i pellegrini tornarono a Budapest, la copia della corona, benedetta dal Papa fu posta sull’altare della Chiesa di Mattia.
Il santo pontefice aveva visitato in persona la Chiesa di Mattia alcuni anni fa. Qui, seduto sulla cattedra episcopale accanto all’altare, si è rivolto al clero e ai monaci riuniti qui. Ma non fu l’unico Papa a visitare la nostra chiesa: anche Pio XII la visitò, ancora come cardinale.
Nel santuario ci sono anche altre sedie che conservano la tradizione medievale. Le due posizioni più lontane saranno presentate più avanti, per ora limitiamoci a quelle più vicine. Si tratta dei cosiddetti stalli o banchi del coro, che si trovano lungo i due lati dell’abside. Erano i posti dove si sedevano i sacerdoti di vario grado durante la Santa Messa. I candelabri che li sovrastano sono ceramiche originali di Zsolnay, come le tegole del tetto. Sebbene anche questi siano stati progettati alla fine del ’800, il loro aspetto è così fresco che potrebbero essere pezzi d’arte contemporanei.
L’abside era separato dallo spazio per i fedeli da una bassa recinzione, la balaustra della comunione, come era consuetudine in passato. Questa non viene più installata nelle chiese moderne e la maggior parte di esse sono state rimosse. Fortunatamente, nella nostra chiesa essa è stata conservata come monumento storico.
Nei tempi precedenti i sacerdoti presentavano il sacrificio rivolto verso l’altare, guardando nella stessa direzione come i fedeli. Nella seconda metà del Novecento, tuttavia, la tradizione paleocristiana è stata ripristinata e da allora il sacerdote celebra la messa rivolto verso il popolo. Le chiese di tutto il mondo sono state trasformate, hanno demolito le balaustre della comunione e sono stati eretti negli absidi delle chiese gli „altari frontali”. Quest’ultimo è simile a un tavolo, con il sacerdote in piedi dietro di esso, rivolto verso i fedeli, per presentare il sacrificio.
Nella Chiesa di Mattia fu eretto un altare temporaneo in legno già nel 1964, che servì i fedeli per mezzo secolo. Nel 2013, al termine della grande ristrutturazione della chiesa, è stato completato l’altare attuale, scolpito in pietra calcarea, secondo i progetti dell’architetto Zoltán Deák. Si tratta di un’opera fresca e contemporanea e allo stesso tempo si adegua con il suo dignitoso aspetto agli otto secoli di storia della chiesa. Il pilastro centrale che sostiene la lastra rappresenta Gesù Cristo e le 12 colonne i 12 apostoli. All’interno dell’altare sono conservate le reliquie di santi ungheresi risalenti all’epoca della fondazione dello Stato: frammenti ossei di Santo Stefano, Beata Gisella, Sant’Emerico, San Gerardo e Sant’Adalberto.
Degni di nota sono anche gli enormi candelabri di bronzo ai lati del nuovo altare. Se si guarda bene, non sono due ma quattro: l’altra coppia si trova ai due lati dell’altare maggiore. I loro originali si trovano ora nella Basilica di Santa Sofia a Istanbul. Furono portati via da Buda ancora dal sultano Solimano, forse proprio dalla chiesa della Nostra Signora Assunta. Nel 2006 sono state poste qui le loro copie nell’abside, in occasione del 320° anniversario della riconquista di Buda.
Alzando lo sguardo verso il soffitto, notiamo un’altra caratteristica dell’architettura gotica, le bellissime volte. È come se le colonne accanto a noi fossero tronchi d’albero e le nervature che partono da esse fossero dei rami. Se si osserva attentamente, si può notare che le sezioni del soffitto dipinte di blu formano un’enorme croce sopra la nostra testa. Questo era il modo in cui Schulek intendeva segnalare che un tempo la volta era più alta, ma che alla fine del Medioevo il soffitto era stato messo sullo stesso livello delle altre parti della chiesa.
Proprio nel punto in cui gli assi longitudinale e trasversale dell’edificio si intersecano, è sospeso un bellissimo lampadario. Sebbene quasi tutti i dettagli della Chiesa di Mattia e i suoi arredi siano rimasti come alla fine dell’Ottocento, corrispondendo al sogno di Frigyes Schulek, in questo punto vediamo un’opera d’arte applicata contemporanea. Poiché anche il nuovo altare frontale è collocato al centro della chiesa, è stata aggiunta una nuova illuminazione sopra di esso.
Sopra ci sono i simboli dei quattro evangelisti. Furono i primi a scrivere le parole e le azioni di Gesù, come le possiamo leggere oggi nella Bibbia. L’angelo rappresenta Matteo, il toro o bue Luca, l’aquila Giovanni e il leone Marco. Ognuno di loro tiene in mano un libro, riferendosi alle Sacre Scritture. Questi quattro strani simboli sono molto diffusi nell’arte cattolica. Li si possono vedere in molti altri luoghi della nostra chiesa, e qui ce n’è un esempio, proprio accanto a noi.
Ma prima di staccare gli occhi dal soffitto, spostiamo lo sguardo un po’ più in là, verso il coro. Cerchiamo il punto successivo dopo il lampadario, dove si intersecano le nervature gotiche. Lì vediamo un’usurata ma bellissima scultura di Maria con Gesù bambino. È stata realizzata da Frigyes Schulek sul modello di una delle chiavi di volta della chiesa medievale di Mattia.
La chiave di volta è l’ultimo elemento ad essere collocato quando si costruiscono gli archi e le volte, eppure essa rende stabile l’intero arco, senza essa la struttura crollerebbe. Non a caso viene usata anche in senso figurato, addirittura come simbolo di Gesù.
Osserviamo ora questo balcone costruito su una piccola colonna. È il pulpito, un tempo parte indispensabile delle chiese. Mentre il sacrificio della messa veniva presentato nell’abside, il sermone veniva predicato nella navata centrale perché i fedeli potessero sentirlo meglio. A questo scopo furono costruiti dei pulpiti, da cui le parole dei sacerdoti potevano essere udite più lontano, in un’epoca in cui non esisteva un impianto audio nelle chiese.
Poiché veniva predicata da qui la parola di Dio, il Vangelo, i quattro evangelisti erano spesso raffigurati sul pulpito. Possiamo riconoscerli perché ai piedi di ognuno di loro c’è il simbolo che potrebbe esserci familiare dal soffitto: l’angelo, il leone, il bue o il toro e l’aquila.
Nei pulpiti gotici si trovano spesso altri quattro santi, i cosiddetti quattro Padri della Chiesa. Essendo grandi maestri e pensatori, si adattano anche loro al luogo da cui il sacerdote insegna il popolo. Alle loro figure appartengono certi simboli, proprio come nel caso degli evangelisti: ai piedi di Girolamo (come per Marco) c’è un leone, accanto ad Agostino c’è un bambino che versa l’acqua del mare con un cucchiaio, Sant’Ambrogio è rappresentato con un alveare e Papa Gregorio Magno con una colomba.
La Cappella della Santa Croce si trova di fronte al pulpito, tra la Porta delle Spose e l’abside.
La cappella è in realtà una piccola chiesa con un altare e un santo patrono propri. Anche se le cappelle possono stare anche da sole, nelle chiese grandi e importanti come la Chiesa di Mattia ci sono diverse cappelle indipendenti. Una di queste è la Cappella della Santa Croce.
Vale la pena osservare il progetto architettonico. Da un lato ci sono nicchie per sedersi, che forse conservano ancora resti medievali. Dall’altro lato, Frigyes Schulek le ha progettate solo per la simmetria, poiché le scale che portano alla cripta rendono impossibile sedersi in esse.
Mentre torniamo sotto la tribuna del coro, vicino alla porta principale, diamo un’occhiata ai confessionali neogotici. Anche questi bellissimi pezzi di falegnameria sono stati progettati da Frigyes Schulek. Le loro maniglie esterne hanno la forma di un serpente, che il peccatore che si prepara a confessarsi preme quando entra. La maniglia interna ha la forma di un’ala d’angelo, che viene afferrata dall’uomo in partenza, purificato dai suoi peccati.
Se ci si ferma sotto la tribuna dell’organo, all’interno della porta principale, si possono notare le differenze tra il pensiero medievale e quello moderno. In altre parole, come il gotico e il neogotico siano diversi. Le chiese medievali si sono evolute organicamente nel corso dei secoli, con nuovi dettagli e aggiunte all’edificio, e il risultato è stato un aspetto irregolare e bello, a volte asimmetrico, che non disturbava i fedeli dell’epoca. Ma la gente della fine dell’Ottocento secolo cercava la simmetria, la regolarità, la perfezione, e trovava bella solo questa.
Vediamo quali sono stati i metodi utilizzati per eliminare le irregolarità medievali durante la grande ristrutturazione di fine ‘800! Qui abbiamo il portale principale, che non è in asse con la chiesa, ma non è nemmeno centrale rispetto alla volta che lo sovrasta. Bertalan Székely ha compensato visivamente questa situazione con due angeli. Vale la pena notare che le ali di entrambi sono uguali, ma una si trova davanti al nastro col testo, mentre l’altra dietro.
Se facciamo un passo indietro e guardiamo la Porta Mariana, attraverso la quale siamo entrati nella chiesa, vediamo che neanche le due porte gemelle sono al centro. Schulek ha compensato questo inconveniente con una scala asimmetrica.
Una soluzione architettonica simmetrica ancora più spettacolare si trova nel progetto della finestra circolare accanto al portale principale. Poiché la piccola apertura originale era anch’essa decentrata, è stata ricavata una nuova grande finestra circolare all’interno, collegando le due aperture con cerchi di misura crescente. Il risultato è così sorprendente che potrebbe essere la finestra di un edificio del ventesimo secolo o addirittura contemporaneo.
La pittura della parete rende la strana creazione ancora più emozionante. La vetrata raffigura l’Agnello di Dio e quattro sorgenti sgorgano da sotto i suoi piedi. La pittura murale continua il motivo: l’acqua delle sorgenti „scorre” come pittura decorativa lungo le cornici delle finestre.
La pittura vicina alla finestra circolare, sulla parte più bassa della Torre Béla, immortala un evento storico. Nel 1456, l’esercito ungherese sotto la guida del padre di re Mattia, János Hunyadi riuscì a difendere Belgrado dall’invasione turca, allora parte del Regno d’Ungheria. Secondo la tradizione ungherese, fu in memoria di questo evento che il Papa decretò di suonare le campane a mezzogiorno nel mondo cristiano. In realtà, la bolla che esortava i fedeli a pregare contro i turchi fu emanata poche settimane prima della vittoria, ma i posteri hanno collegato i due eventi.
Ciò è visibile nel dipinto di Károly Lotz, che raffigura gli eventi in tre quadri. A sinistra viene rappresentata la battaglia, con San Giovanni da Capestrano alla testa degli eserciti cristiani, in alto la decisione papale e a destra la proclamazione della stessa.
Quasi tute le pitture delle pareti della nostra chiesa raffigurano la Vergine Maria, che appare anche in questa composizione storica. Qui troviamo la Madonna sullo sfondo dell’immagine a destra, sullo stendardo dietro Giovanni Hunyadi in ginocchi.
L’area intorno alla porta principale è la parte più antica della Chiesa di Mattia. All’esterno si potevano già vedere alcuni elementi in pietra scolpita del 1200 vicino all’ingresso, ma qui troviamo un monumento ancora più bello di quel periodo. Tra la porta principale e la finestra in pietra, possiamo vedere un singolare capitello: due monaci che indicano un libro, probabilmente la Bibbia. Questa è la più antica scultura gotica nella sua originale posizione, non solo della chiesa di Mattia, ma anche di tutta Budapest.
La maggior parte delle sculture in pietra sono state talmente danneggiate nel corso dei secoli che sono state portate in un museo e sostituite da repliche durante la grande ricostruzione della fine dell’Ottocento. Quest’opera, tuttavia, fu murata in tempi relativamente precoci durante una precedente ristrutturazione e sopravvisse così in pace ai secoli fino a quando fu finalmente ritrovata e restaurata alla fine del diciannovesimo secolo.
Riconoscendo che si tratta di una parte molto antica dell’edificio, Schulek ha adattato anche la decorazione della Torre Béla allo stile del Duecento, come abbiamo visto all’inizio della nostra passeggiata. Ma ha seguito la stessa tendenza anche all’interno: la fonte battesimale non segue lo stile gotico, ma quello più antico, il romanico.
La sua posizione non è casuale. Da un lato, è posizionata sull’asse della finestra circolare: è come se le acque che scorrono dai piedi dell’Agnello di Dio alimentassero la fonte. Dall’altro, in linea con la tradizione medievale, è collocata accanto all’ingresso principale. Il motivo è che anticamente non era consentito l’accesso alla chiesa a chi non era stato battezzato, nemmeno ai neonati. Per questo motivo i battisteri venivano costruiti accanto alle chiese. In seguito, la regola fu attenuata e la fonte battesimale poté essere collocato nel nartece, la parte della chiesa subito adiacente all’entrata.
A sinistra della porta principale, di fronte al dipinto che ricorda le scampanate di mezzogiorno per la vittoria di Belgrado, sotto l’immagine della Madonna dello Scapolare, si trova l’ingresso della Cappella di Loreto. Prima di entrare, però, osserviamo i pilastri a sinistra dell’ingresso. Sopra la fonte battesimale, tra le foglie intagliate si vedono delle teste umane scolpite. Si tratta di sculture medievali, anch’esse conservate nella loro posizione originale, ma più giovani di circa 200 anni rispetto al rilievo dei monaci che indicano il libro. La Torre Mattia, come si legge sullo stemma accanto all’ingresso, fu consacrata nel 1470. Queste sculture potrebbero risalire più o meno allo stesso periodo.
La tradizione vuole che le teste dei capitelli raffigurino János Hunyadi e i suoi due figli, László e Mattia. Tuttavia, ciò è improbabile. Un sovrano orgoglioso come Mattia difficilmente avrebbe fatto raffigurare se stesso e la sua famiglia in un luogo così nascosto.
Una bellissima leggenda medievale narra che, quando i crociati si ritirarono dalla Terra Santa, la casa della Vergine Maria fu trasportata dagli angeli prima in Dalmazia, allora parte del Regno d’Ungheria, e poi in Italia. L’incredibile storia ha un fondamento storico: il piccolo edificio fu fatto trasferire da parte della famiglia Angeli. Oggi la casetta si trova a Loreto, in Italia e sopra essa è stata edificata una basilica. Molte cappelle sono state successivamente modellate su di essa nell’Europa centrale, con una replica della famosa statua nera della Madonna di Loreto. Così è stato anche nella Chiesa di Mattia, dove più di trecento anni fa, all’epoca dei Gesuiti, è stata costruita una cappella di Loreto alla base della torre maggiore.
Ogni elemento della cappella è legato alla Vergine Maria e alla famosa casa. Sulle pareti è presente in diverse forme stilizzate la letera M, simbolo del nome di Maria. In mezzo, possiamo scoprire le forme di un frutto e di un fiore. Il melograno, con la sua abbondanza di semi, simboleggia le virtù e l’infinita misericordia della Vergine Maria, mentre la rosa senza spine simboleggia la sua esenza dal peccato originale. Il dipinto sopra l’ingresso mostra la famosa casa, con gli angeli che la trasportano volando sopra il mare, con la Vergine Maria e il bambino Gesù.
In forma stilizzata, lo stesso episodio appare in cima all’altare. Le pale d’altare raffigurano scene della vita della Vergine, con al centro una copia settecentesca della famosa Madonna di Loreto. L’opera originale medievale fu bruciata in un incendio nel 1921, così la statua della Vergine di Loreto nella Chiesa di Mattia è più antica di quella che si trova oggi a Loreto.
Sulla predella dell’altare è raffigurato un velo con un ritratto. Mentre Gesù portava la croce, una donna di nome Veronica si avvicinò a lui e gli asciugò il sudore insanguinato dal viso. Il volto del Salvatore rimase miracolosamente sul velo. È interessante notare che il sudario della Veronica si trova sugli altari di diverse cappelle della Chiesa di Mattia.
Di fronte all’ingresso, in una nicchia si trova una bellissima Madonna antica. La tradizione vuole che sia stata questa la statua nascosta ai Turchi che conquistarono il castello, per poi riapparire quando Buda fu riconquistata a colpi di cannone, con grande orrore dei difensori turchi. Abbiamo già visto questa storia su un dipinto della navata centrale della chiesa, ma ci sono anche altre storie a riguardo nella tradizione orale. Secondo una di queste, la statua fu fatta erigere da re Vladislao II per ringraziamento dopo che si era salvato da un attentato alla sua vita. Un’altra dice che fu scolpita da un pastorello dopo che la Beata Vergine gli apparve in sogno. Un terzo dice che ai tempi dei gesuiti, quando si trovava ancora nella navata centrale, una volta avrebbe chinato la testa verso un monaco che stava celebrando la messa.
Comunque sia successo, è certo che questa statua è stata realizzata molto tempo dopo la conquista turca, all’inizio del 1700, quindi se questi casi si sono mai verificati, devono essere accaduti a un’altra statua. La cosa interessante della scultura è che, sebbene sia tutta in pietra calcarea, lo scettro è in legno ed è stato inserito nella mano in un secondo tempo.
In ogni caso, nella serie di dipinti storici della navata centrale, a Santo Stefano, a Luigi il Grande e ai Turchi sorpresi appare una Madonna simile che regge uno scettro. Torniamo ora a questi dipinti e diamo un’occhiata alle cappelle che si trovano sotto essi.
Gli Zichy – una delle più importanti famiglie nobili ungheresi – avevano una cappella funeraria nella Chiesa di Mattia fin dal Settecento, e in seguito sostennero anche la grande ricostruzione alla fine del secolo diciannovesimo con una cospicua somma. Per questo motivo una delle cappelle conserva la loro memoria. Lo stemma della famiglia – le corna di cervo che spuntano dalla corona e tra esse la croce – è visibile sull’altare e sugli schienali dei banchi neogotici. Sopra i sedili sono raffigurate scene della vita di San Francesco, e non a caso: il capofamiglia dell’epoca si chiamava Francesco.
Dei tre grandi dipinti murali, quello di sinistra, in cui San Francesco riceve le ferite di Cristo, merita uno sguardo più attento. Tradizionalmente, ciò è mostrato dalle linee rosse che collegano le ferite del Salvatore ricevute alla crocifissione con il corpo del Santo. Questa è una delle poche scene in cui Gesù non è raffigurato in forma umana, ma come serafino a sei ali.
Il patrono della cappella è un giovane principe reale ungherese, Sant’Emerico (Imre), la cui statua si trova al centro dell’altare. Accanto a lui si trovano suo padre, il re Santo Stefano (István), fondatore del Regno d’Ungheria, e il suo precettore, il vescovo San Gerardo (Gellért).
Ai lati dell’altare prendono vita scene della vita di Imre. L’aspetto interessante è che, sebbene Frigyes Schulek abbia cercato di rappresentare lo stile storico e neogotico in tutta la chiesa, qui è stato costretto a fare un’eccezione. Si tratta infatti delle opere del grande artista romantico Mihály Zichy. All’epoca era il pittore di corte dello zar russo e da lì inviò i suoi acquarelli per la Chiesa di Mattia. Non era possibile rifiutare il dono della famiglia Zichy, indipendentemente dal loro stile. È così che questi dipinti romantici finirono nelle cosiddette pale d’altare.
Infatti: questo è un vero e proprio altare alato. Ciò significa che i due lati possono essere ripiegati, proprio come le ante di un armadio. Così, se le solennità ecclesiali lo richiedono, alcune scene possono essere nascoste e altre svelate. Uno sguardo più attento rivela le tre cerniere su cui ruotano le due ante.
L’interno della cappella successiva è in gran parte occupato da una tomba ornata: qui riposano il re Béla III d’Ungheria e sua moglie Anne de Châtillon, o Anna di Antiochia. Si tratta di un caso particolare non solo perché conosciamo la tomba di solo pochi dei nostri sovrani ungheresi medievali, ma anche perché, come è stato più volte ricordato, la chiesa di Nostra Signora Assunta del Castello di Buda fu costruita dal nipote di Béla III, Béla IV. In altre parole, quando il re che riposava qui morì, questa chiesa non esisteva nemmeno.
Allora, come è finita qui la sua tomba?
Nei primi secoli della storia ungherese, la maggior parte dei re fu sepolta a Székesfehérvár, ma le loro tombe furono successivamente distrutte e i loro resti sono oggi molto difficili da identificare. Il luogo di riposo di Béla III e di sua moglie, invece, è rimasto fortunatamente intatto per secoli. I loro sarcofagi furono ritrovati nel 1848 e i resti della coppia reale furono trasferiti poco dopo nella Chiesa di Nostra Signora Assunta del Castello di Buda.
Quando la chiesa fu ricostruita alla fine dell’Ottocento, fu preparata per loro questa degna tomba commemorativa, a spese del sovrano di allora, Francesco Giuseppe. La lapide fu scolpita in pietra calcarea in stile neoromanico, imitando la tendenza in voga durante il regno di Béla III. In linea con le convenzioni dell’epoca, si cercò di raffigurare la coppia reale nel modo più realistico possibile. Da un lato, tutti gli oggetti trovati con loro nella tomba – i cui originali si trovano ora al Museo Nazionale – sono stati scolpiti, e anche l’altezza delle statue giacenti corrispondono a quella degli scheletri che si trovano nei sarcofagi. Il monarca era alto 192 centimetri, sua moglie 150 centimetri.
Sopra di loro vediamo un castello, simbolo della Gerusalemme Celeste, Cristo sul trono, i 12 apostoli e i quattro evangelisti – che abbiamo incontrato più volte durante il nostro giro.
Come imperatore austriaco, Francesco Giuseppe aveva sconfitto la guerra d’indipendenza ungherese nel 1849, perciò fu a lungo visto come un oppressore. Tuttavia, due decenni dopo, nel 1867, le due nazioni si riconciliarono e Francesco Giuseppe fu incoronato re d’Ungheria. Anche con l’erezione di questa tomba, egli cercò di dimostrare di essere un degno e legittimo successore degli antichi sovrani ungheresi. Le due targhe commemorative ai lati della tomba ne sono una prova eloquente: nell’albero genealogico, a destra, il re fa risalire la sua discendenza fino all’antenato dei re ungheresi, il principe Árpád del IX secolo.
Nella vicinanza della prestigiosa tomba reale può ricevere meno attenzione, ma non dimentichiamo l’altare della cappella, anch’esso un pezzo d’arte speciale. Dopo l’epoca turca, nella Chiesa di Mattia non è rimasto alcun arredo medievale. Per questo è così importante l’altare alato, che risale ’400, il periodo di massimo splendore gotico dell’edificio. Non fu utilizzato originariamente qui, ma nella chiesa di Felsőerdőfalva, nell’Ungheria Superiore (oggi territorio della Slovacchia). L’altare fu donato alla rinnovata chiesa di Nostra Signora Assunta del Castello di Buda alla fine del ’800, durante la grande ricostruzione. Questo è l’unico oggetto che ci dà un’idea di come doveva essere l’interno della chiesa all’epoca di Mattia.
Al centro dell’altare alato si trova una raffigurazione coeva, oggi insolita, della Santissima Trinità. Vale la pena notare che il trono era già stato dipinto in prospettiva dall’ignoto artista, in linea con la nuova tendenza che si stava sviluppando all’epoca. Sulle ali dell’altare si vedono in alto a sinistra l’apostolo San Giovanni, sempre raffigurato con il volto sbarbato, e a destra San Giovanni Battista, che indossa un saio peloso. In basso, San Pietro tiene in mano una chiave e San Paolo una spada.
Le gesta del nostro re San Ladislao erano uno dei soggetti d’affresco più popolari nell’Ungheria medievale, ed è forse per questo che in occasione della ristrutturazione della Chiesa di Mattia si è deciso di rappresentare la sua vita in questo modo nella cappella a lui dedicata. Sulla parete laterale si trovano tre scene della sua vita: sopra, Ladislao fa miracolosamente sgorgare l’acqua dalla roccia, a destra, fonda la chiesa di Várad (oggi: Oradea, Romania) e a sinistra, Ladislao lotta nella battaglia di Cserhalom. In quest’ultima pittura Károly Lotz ha raffigurato l’episodio più famoso della battaglia. La leggenda narra che un guerriero pecenego rapì una ragazza e cercò di fuggire con lei dopo la battaglia, ma il re Ladislao lo raggiunse e lo sconfisse in duello.
Sopra l’altare si vedono gli eventi successi dopo la morte del re. Si voleva seppellire San Ladislao originalmente a Székesfehérvár, secondo le tradizioni, come la maggior parte dei re medievali, ma il carro che trasportava il suo corpo partì da solo per Várad, dove il monarca fu finalmente deposto.
La seconda immagine mostra la sua canonizzazione. Quando il sarcofago del re è stato aperto, sono state trovate parti del suo corpo intatte, anche se nel dipinto di Lotz è integro tutto il suo corpo. Il re Béla III è in piedi accanto a lui – abbiamo appena visitato la sua tomba. Fu infatti per l’intercessione di re Béla III che Papa Celestino III canonizzò Ladislao. I ritratti dei due re e del pontefice appaiono sopra la composizione.
Anche l’ultima immagine è sorprendente. Per molto tempo, era consuetudine recarsi in pellegrinaggio alla tomba di San Ladislao e prestarvi giuramento. Secondo la tradizione, chi giurava falsamente veniva colpito dalla morte.
Prima di entrare nella sacrestia a sinistra e, attraverso di essa, nella cappella più grande della chiesa, diamo un’occhiata alle parole che sovrastano l’ingresso. Queste parole commemorano l’incoronazione di Francesco Giuseppe e della regina Elisabetta – meglio conosciuta come Sissi – nel 1867. Si noti la posizione di questa iscrizione, che non è stata collocata qui per caso.
La Chiesa di Mattia è una chiesa d’incoronazione. Durante la nostra passeggiata abbiamo visto che oltre alla nostra patrona, la Vergine Maria, abbiamo incontrato le immagini soprattutto di santi e sovrani ungheresi. Abbiamo potuto vedere la tomba di Béla III, gli stemmi di Béla IV, costruttore della chiesa, quelli di Luigi il Grande, Sigismondo e Mattia, le cappelle di San Ladislao e di Sant’Emerico e le vetrate che raffigurano le vite di Santa Elisabetta e Santa Margherita. Numerosi sono stati anche i riferimenti a Francesco Giuseppe e alla regina Elisabetta, che qui furono incoronati. Era quindi naturale che si volesse commemorare in modo adeguato anche il nostro re santo più importante, Santo Stefano, il fondatote dello Stato.
Questa cappella fu originariamente costruita per la famiglia Garai, che Frigyes Schulek trasformò in una magnifica opera neogotica. L’interno è così grandioso perché si pensava di collocare qui una delle più importanti reliquie ungheresi: la mano intatta del re Santo Stefano, il Santo Destro. Tuttavia, questo progetto non si è mai concretizzato. Per molto tempo, la mano di Santo Stefano si custodiva nella cappella del Palazzo Reale di Buda, mentre ora si trova nella Basilica di Santo Stefano a Budapest. Ma la cappella spettacolare è stata completata e la sua decorazione riflette la sua funzione originale: le pitture murali raffigurano la vita di Santo Stefano e il culto dopo la sua morte.
Le immagini sopra la porta mostrano Santo Stefano come educatore del figlio, fondatore del regno e buon cristiano. In alto si trova la scena che viene più frequentemente raffigurata di lui, quando offre l’Ungheria alla Beata Vergine.
Sulla parete laterale, Santo Stefano appare come guerriero, mentre le altre scene raffigurano la sua tomba: in una, gli angeli cantano su di lui, in un’altra, assistiamo a una guarigione o resurrezione miracolosa a lui associata, e nella terza, il Santo Destro intatto viene esportato dalla sua tomba. Accanto al sarcofago si trova il re San Ladislao con l’aureola.
Le vetrate raffigurano santi ungheresi o legati all’Ungheria. La maggior parte di essi li abbiamo già incontrati nella navata e nelle cappelle, ma ci sono anche figure meno comuni, come il nostro re sfortunato, Beato Salomone.
È interessante notare che le iscrizioni sulle vetrate seguano la tradizione ungherese e non i titoli ecclesiastici ufficiali. Santa Margherita, ad esempio, è stata canonizzata solo nel 1943 e Santa Kinga solo nel 1999, ma le finestre della cappella, realizzate alla fine dell’Ottocento, riportano già questo titolo prima dei loro nomi.
Uscendo dalla cappella, troviamo una scala esagonale eccezionalmente ricca di decorazioni, con una balaustra neogotica splendidamente traforata. Durante l’importante ricostruzione alla fine dell’Ottocento, l’edificio, in quanto chiesa d’incoronazione, fu convertito in modo tale da assicurare un posto permanente alla famiglia reale. Ciò richiedeva un ingresso e una scalinata separati. Vediamo dove essa porta!
Salite le scale, si gira a sinistra e si entra in una strana stanza con un balcone che si apre direttamente sul presbiterio. Si tratta del cosiddetto Oratorio Reale, da cui la famiglia reale poteva seguire la cerimonia. Se si cerca un parallelo architettonico, è come il palco di proscenio dei vecchi teatri e delle opere liriche, proprio accanto al palcoscenico.
Anche se alla fine del secolo 19 la Chiesa di Mattia fu ricostruita appositamente come chiesa dell’incoronazione, alla fine vi si tenne una sola incoronazione: quella di re Beato Carlo IV e della regina Zita. Dall’oratorio, l’erede al trono Otto Asburgo, allora di quattro anni, poté seguire la cerimonia. È vero che lui ormai non poteva più diventare re, ma nei 98 anni della sua vita, come politico europeo che parlava correntemente anche l’ungherese, ha fatto molto per il nostro Paese.
L’Oratorio Reale è facilmente riconoscibile dall’esterno, se si esce dalla chiesa e si passeggia lungo il Bastione dei Pescatori. Tra le sue finestre si trovano le statue di San Francesco d’Assisi e di Santa Elisabetta. Sono i santi patroni della coppia regnante dell’epoca, Francesco Giuseppe e la regina Elisabetta.
Dalla balconata dell’oratorio si può osservare da vicino il presbiterio della chiesa. Oltre agli stalli cioè sedili di coro riservati per i sacerdoti, ci sono due cattedre ornate. Entrambi hanno uno stemma che indicano di chi sono questi posti. A sinistra c’è una corona, corna di cervo e una croce: lo stemma della famiglia Zichy, che ha sostenuto la ricostruzione della chiesa e che abbiamo già visto nella cappella di Sant’Emerico. L’altro posto è quello del patrono civile, la capitale. Sullo schienale si vede lo stemma di Budapest con la Sacra Corona, il grifone e il leone.
Le vetrate del santuario raffigurano i santi più importanti della chiesa, della città, del Paese e della famiglia reale, la maggior parte dei quali abbiamo già incontrato durante la nostra passeggiata. Alcuni, però, non li abbiamo visti altrove. Ad esempio, sulla parete sud di fronte a noi si trova la figura di San Francesco Saverio, che è legato alla Chiesa di Mattia non solo perché era gesuita, ma anche perché è il patrono della città di Buda. San Martino, nato in Pannonia, è invece il patrono di tutta l’Ungheria.
Sotto le figure dei santi vediamo gli stemmi dei donatori delle vetrate. Se li si osserva attentamente, ce ne sono alcuni molto interessanti. Su quello dell’abate Flóris Rómer, ad esempio, c’è una grande scritta BÉKE [pace], circondata da cuori. Ma è curioso anche lo stemma di Ferenc Ebenhöch, che mostra una strana struttura di legno che procede su ruote in un campo. La risposta sta nel nome dell’abate di Tomaj, che significa torre d’assedio.
Entrando nell’oratorio, si poteva notare che la parete del piano superiore della scala reale è ricoperta di stemmi, che continuano anche nella stanza successiva. È ancora tradizione che gli scudi dei Cavalieri di Malta ungheresi fossero appesi qui dopo la loro morte. L’Associazione dei Cavalieri Ungheresi di Malta fu fondata nel 1928 sotto la presidenza del principe reale Giuseppe Asburgo, ma la Cappella dei Cavalieri di Malta dell’oratorio fu consacrata già un anno prima.
Il dipinto murale della sala è ovviamente più antico, risalendo alla grande ristrutturazione della fine dell’Ottocento. Sorprendentemente per l’occhio di oggi, presenta un ritratto realistico del re che all’epoca era regnante. Ai lati della Vergine Maria si vedono inginocchiati Francesco Giuseppe e la regina Elisabetta, o Sissi, con accanto i due ecclesiastici che li incoronarono nel 1867, János Simor e János Ranolder.
L’immagine si inserisce bene nella serie di dipinti murali dei re ungheresiali storici che abbiamo visto nella navata centrale. Maria è raffigurata al centro del dipinto, così come abbiamo visto con Santo Stefano, Luigi il Grande o nel caso della statua della Madonna che emerge da dietro il muro crollato. La serie di dipinti vuole anche suggerire che Francesco Giuseppe, che ha il manto del primo re ungherese sulle spalle e la Sacra Corona sul capo, è il legittimo e degno successore dei re ungheresi.
Anche se il quadro poteva essere visto solo da lontano e solo in parte dai fedeli della chiesa, l’iscrizione sul parapetto della cappella che si può leggere sopra l’ingresso della sacrestia, rimanda chiaramente sul suo contenuto.
La pala d’altare della cappella è stata dipinta nel secolo 18. Non si sa esattamente da chi sia stata dipinta, ma poiché nell’angolo in basso a destra del gruppo di persone che glorificano la Santissima Trinità si vede un gruppo di santi ungheresi, è ragionevole supporre che il committente del dipinto fosse ungherese.
Il mobile dell’organo occupa la maggior parte della cappella. Qui, in uno dei punti acusticamente migliori della chiesa, è stato progettato la collocazione di un organo durante la grande ricostruzione della chiesa alla fine del ’800, ma esso è stato completato solo nel 1984, quasi un secolo dopo. Se si guarda da qui verso l’ingresso, si può ammirare anche il grande organo in fondo alla chiesa. La parte esteriore è stata progettata ancora da Frigyes Schulek per integrarsi perfettamente con l’interno neogotico. L’organo stesso è stato sostituito e ampliato più volte da allora. Se si guarda al piano inferiore, si scopre un altro organo – o, come è più corretto tecnicamente, uno strumento con tastiera e pedaliera – accanto all’ingresso della sacrestia. Può sembrare che si tratti di tre strumenti diversi, ma in realtà è uno solo: tutte le canne (tutte le 7771!) vengono suonate dall’organo maggiore e da quello mobile. Il fischietto più piccolo è lungo meno di un centimetro e pesa solo 6 decagrammi. La canna grande pesa 175 chili ed è lunga oltre dieci metri. Poiché altrimenti non entrerebbe in chiesa, è arrotolata. Sembra un giocattolo da parco giochi, perché un piccolo bambino potrebbe entrarci facilmente. Questo complesso strumento è il più grande organo di Budapest e il secondo in Ungheria.
La musica ha sempre avuto un ruolo molto importante nella storia della Chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione: sappiamo che già il re Mattia aveva un coro stabile. In occasione dell’incoronazione di Francesco Giuseppe, qui fu eseguita la Messa dell’incoronazione di Ferenc Liszt, che il compositore ascoltò dal balcone dell’organo. Nel 1936, qui fu eseguita la prima del Te Deum di Buda di Zoltán Kodály. L’opera corale fu scritta per il 250° anniversario dell’espulsione dei Turchi.
La vita musicale della Chiesa di Mattia è ancora oggi ricca, con esibizioni regolari di cori, organisti e orchestre da camera nazionali e stranieri.
Continuiamo la nostra passeggiata attraverso le Sale Béla che si trovano sopra le cappelle, dove si possono vedere le mostre del nostro museo. Alla fine della balconata scendiamo per una scala a chiocciola che ci riporta alla base della Torre Béla.
Salutiamo ora il magnifico interno della chiesa e usciamo dalla Porta Mariana, attraverso la quale siamo arrivati. Bertalan Székely ha dipinto due splendidi dipinti nell’atrio, che formano una bella coppia simbolica. In uno, Adamo ed Eva, caduti nel peccato, vengono cacciati dal Paradiso; nell’altro, Cristo si trova sul portico dell’inferno, conducendo per mano la coppia redenta alla vita eterna. Purtroppo le immagini originali sono andate distrutte durante la seconda guerra mondiale ed è stato possibile ricostruirle solo da fotografie in bianco e nero. Per questo motivo i restauratori hanno dipinto le copie con sfumatura grigia.
Tuttavia, non sono i dipinti della fine dell’Ottocento ad avere il valore maggiore in questa sala, ma la Porta Mariana stessa e il bassorilievo di cui porta il nome. Si tratta di uno dei più importanti monumenti dell’architettura e della scultura ungherese medievale.
Eppure esso ha subito un destino atroce nei tempi: la porta gotica è stata murata nel corso dei secoli e in seguito vi sono state ricavate una porta e una finestra. Quando Frigyes Schulek riaprì la porta alla fine del secolo 19, alcune delle sculture erano state ormai distrutte o erano in pessimo stato. Diverse figure furono quindi parzialmente o completamente rifatte. Anche questa composizione ricostruita fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e fu ricostruita negli anni ’60, ponendo l’accento sugli elementi medievali originali. Durante il recente restauro, le statue medievali sono state sostituite da repliche e quelle originali sono ora visibili nella vetrina.
La composizione raffigura l’Assunzione di Maria, con un approccio forse insolito per l’uomo moderno. La Madonna non è sul letto di morte, ma sta inginocchiata in preghiera tra i 12 apostoli. La sua anima ascesa in cielo appare sotto forma di un piccolo bambino tra le braccia di Gesù Cristo.
Una bella immagine. Così come è bello vedere un’opera medievale restaurata nel secolo 20 e le sue aggiunte del secolo 19, ora esposta assieme alla sua replica del secolo 21. Vi salutiamo con questa bella opera, simbolo dei nostri otto secoli di storia, e speriamo di rivedervi presto nella Chiesa di Mattia!